Facciamo i videogame con l’E Ink!

January 9, 2012 in A libro aperto

Ed è successo anche su Twitter. Ancora una volta, mi sono lasciata coinvolgere nel Grande Dibattito: E Ink o schermo retroilluminato? Che è un po’ l’equivalente 2.0 del classico sandali o infradito.

Luca e il suo nuovo Kindle

 

Un possessore di Kindle smadonna nel cercare di leggere qualcosa in situazione di semioscurità

La disputa riguarda la lettura degli e-book: gli entusiasti di Kindle e simili sostengono che lo schermo retroilluminato affatichi la vista, i possessori di iPad e altri tipi di tablet (o anche di lettori e-book comunque con schermo retroilluminato) affermano invece di non avere nessun problema a leggere con i loro strumenti.

Io appartengo alla seconda categoria, e con cognizione di causa. Mi permetto qui di riportare una mail scritta da Silvio Sosio della Delos Books alla mailing list di fantascienza quando lo stesso argomento è stato trattato in quella sede.

Questa è la più grande leggenda metropolitana dei nostri tempi. Non c’è nessun dato scientifico a sostegno della tesi per cui uno schermo retroilluminato faccia male alla vista; e del resto, la gente ci sta davanti otto ore al giorno e gli schermi dei pc sono *molto* più luminosi.

Viceversa, fa male alla vista sforzarla quando c’è scarsa luminosità, e su uno schermo E Ink se non hai *molta* luce fai davvero fatica a leggere. Come si dice di solito, con un ebook all’aperto in pieno sole leggi molto meglio. Peccato che non so chi ci stia all’aperto in pieno sole a leggere, la gente legge a letto o in bagno o in autobus.

Io ho un Reader Sony, ma se non avesse la piccola lampadina pieghevole per illuminare lo schermo lo userei molto meno. Leggerei sull’iPad, dove mi sono letto fior di libri senza minima fatica oculare.

Posso sottoscrivere ogni parola. Personalmente, possiedo un Galaxy Tab, e ci leggo che è una meraviglia. Ma queste sono, ovviamente, percezioni soggettive. Vediamo allora quello che dicono davvero gli esperti. Oggettivamente.

Mi è capitato sotto gli occhi (non ricordo esattamente su quale dei miei schermi retroilluminati) questo articolo del New York Times risalente al febbraio 2010. Avevo anche pensato di tradurlo tutto, ma il tempo – come si suol dire – è tiranno, per cui mi limiterò ad alcuni punti chiave.

Partiamo quindi dalla domanda da cui tutto ebbe inizio, il Verbo che nessuno osa mettere in discussione: stare davanti a uno schermo fa male agli occhi.

Ce lo diceva sempre la mamma da piccoli, quando stavamo troppo vicini alla televisione, come non crederle? Del resto, mia madre non vuole nemmeno che io apra l’ombrello in casa o che metta il cappello sul letto, perché porta male. E anche tutto ciò è naturalmente indiscutibile. O no?

Vediamo cosa dice il nostro articolo:

“Quello che le nostre madri ci dicevano sui nostri occhi era in gran parte sbagliato“, dice il dottor Travis Meredith, presidente del dipartimento di oftalmologia presso l’Università del North, a Chapel Hill. “Stare seduti vicino al televisore, o allo schermo di un computer, non fa male agli occhi. È una serie di altri fattori che possono affaticarli”.

Per esempio, l’ergonomia degli schermi di lettura e il non sbattere le palpebre nel fissarli hanno un ruolo importante nell’affaticamento degli occhi. “Il problema attuale per quanto riguarda la lettura su uno schermo è che siamo costretti ad adattare il corpo al monitor del computer, piuttosto che adattare il monitor a noi”, dice il dottor Meredith.

Del resto, ore e ore non solo davanti a un televisore, ma anche ai videogame non hanno fatto diventare ciechi nessuno più di quanto l’abbiano fatto le pugnette. Al massimo, hanno provocato attacchi epilettici, ma questo è tutto un altro discorso. E comunque, nessuno ha mai chiesto una versione e-ink di Lara Croft. E nonostante le molte pugnette provocate da Lara Croft, anche qui, non si registrano casi di cecità.

In realtà, spiega il nostro articolo, non esiste una “risposta in bianco e nero”. Insomma, anche nell’era elettronica, vale l’antico principio in medio stat veritas (o virtus, vedete voi, il senso alla fine è lo stesso).

Michael Bove, direttore del Laboratorio di Elettronica di consumo del MIT Media Lab, spiega che schermi diversi servono a scopi diversi.

“Dipende dalle circostanze della lettura, compresi il software e la tipografia sullo schermo”, dice Bove. ”In questo momento l’E Ink è ottimo sotto la luce del sole, ma in certe situazioni un foglio di carta può dare una migliore visualizzazione dell’E Ink, e in un contesto di luce scarsa un display Lcd può risultare migliore di tutte queste tecnologie.”

Ebbene sì, l’Lcd può essere migliore anche della carta. Sapevatelo.

C’è poi un altro punto che mi sta a cuore. In questo scambio di battute su Twitter, facevo presente che io su un lettore con E Ink vedo sfocato. Mi è stato risposto “vedo sfocato solo sul kindle è altamente anti scientifico”. Vediamo se è vero.

L’E Ink ha un contrasto molto basso. Anche se è in grado di offrire un’ottima esperienza di lettura in piena luce, gli schermi possono diventare scomodi da utilizzare in ambienti bui a causa della mancanza di contrasto e retroilluminazione sullo schermo.

Prima di blaterare su che cosa è o non è “anti scientifico”, forse, bisognerebbe sapere qualcosa di scienza.

Infine, sulla questione dello sfarfallio (flicker), vi lascio leggere da voi. La conclusione è comunque molto chiara, per gli uni come per gli altri:

Taussig [della Hewlett-Packard] dice che i consumatori devono scegliere il tipo di schermo che abbia senso su base individuale. ”Io non credo che ci sia una tecnologia unica ottimale per tutte le cose che vogliamo fare con i nostri apparecchi. Per esempio, H.P. vende 65 milioni di display all’anno, e sono tutti utilizzati in modo diverso ”.

E ci voleva uno della H.P. per dircelo?